Tra paura e smarrimento la ricerca di un nuovo equilibrio 

Articolo della Dottoressa Alessandra RONZONI

Sono settimane ormai che stiamo trascorrendo le nostre giornate dentro le nostre case.

In un primo momento la staticità, l’inattività, il vissuto di essere stati deprivati della nostra vita di tutti i giorni, ci ha fatto sentire smarriti, senza punti di riferimento, impauriti, quasi immobilizzati difronte ad una realtà per noi completamente sconosciuta. Ci ha pervaso un senso di irrealtà, precarietà, nessuno aveva risposte certe alle domande, ai dubbi, alle paure. Qualcosa di invisibile stava mettendo a repentaglio la nostra vita e quella dei nostri cari. Ognuno di noi ha reagito in maniera diversa, c’è chi ha accettato le regole imposte ritenendole necessarie anche se complesse, c’è chi in maniera polemica ha trovato mille motivazioni per contrastarle esprimendo la rabbia della non accettazione di una condizione nuova e sconosciuta, c’è chi ha cercato di rimuovere e negare la realtà minimizzando l’accaduto e continuando a far finta che nulla stesse accadendo, c’è chi terrorizzato è rimasto paralizzato e non è riuscito più a fare nulla rinchiudendosi nella propria zona confort. In ogni caso la chiusura forzata in casa ci ha messo difronte a noi stessi, alle nostre emozioni, ai nostri vissuti, al nostro IO. Alcuni hanno sperimentato la noia, che può essere evocativa di vuoto, tristezza, malinconia.

Anche se in una fase iniziale abbiamo avuto una reazione attiva e ci siamo ritrovati a cantare sui balconi, come una forma di esorcizzazione della morte che vedevamo tutti i giorni ai telegiornali, ci siamo incontrati nelle chat per cercare quel contatto umano di cui sentivamo la mancanza. Ci siamo sentiti apparentemente vicini, insieme nella difficoltà, desiderosi dell’altro, che magari davamo per scontato e che più era lontano più desideravamo. Abbiamo dovuto far il grande sforzo di ricostruire la nostra giornata, le nostre modalità relazionali, il nostro lavoro e tutto questo ha richiesto energia ed impegno, il nostro tempo a disposizione si è espanso e divenuto fluido, quasi senza confini. Per alcuni questo tempo è apparso infinito, che non trascorreva mai, alcuni invece lo hanno talmente riempito da avere la percezione che non bastasse per tutto. Lo abbiamo utilizzato per riscoprire relazioni del passato, sopite, per rafforzare legami già esistenti, riscoperto amicizie dimenticate o solo messe nel cassetto, abbiamo riscoperto una nuova confidenza con l’altro, abbiamo capito quali sono le persone su cui poter contare, quelli che ci sono anche nelle difficoltà, che ci hanno fatto sentire vicini anche se lontani. Insomma anche le relazioni sono state messe a dura prova alcune ne sono uscite vincitrici, altre no. In questo subbuglio emotivo, per chi non era abituato a farlo c’è stato un contatto emotivo con la propria famiglia, che a volte ha riscoperto nuova energia, in altri casi ci si è sentiti soffocati o in pericolo dentro le stesse mura domestiche.

L’altro è diventato quello che ci ha fatto capire che non esistiamo come singola persona, ma che facciamo parte di un tutto e la responsabilità che abbiamo nei nostri confronti, lo è anche nei confronti dell’altro, non esistiamo se non nella percezione globale dell’esistenza. Ma la cosa più difficile forse è stato affrontare le nostre paure, le nostre fragilità che inevitabilmente in un tale momento sono uscite fuori con tutta la loro forza, ma forse abbiamo anche riscoperto in noi una capacità adattiva, anche inattesa, rimettendo in gioco le nostre priorità, i nostri interessi, i nostri obiettivi, facendo i conti anche con i nostri limiti.

Superare una “crisi” porta ad una crescita, bisogna solo provare ad avere consapevolezza, prendere coscienza delle nostre emozioni, positive, negative, comunque vissute, che conosciamo o che non siamo abituati a “sentire”, modellare la nostra vita in un nuovo contesto. Solo l’accettazione del cambiamento può portare ad una crescita.

Le esperienze ci insegnano, ci forgiano, ci fanno crescere solo se sappiamo attribuire a queste un senso, qualunque esso sia. E’ questo, forse, il momento per capire che il rispetto per noi stessi passa attraverso il rispetto e la considerazione dell’altro, che la mia libertà non può esistere se non contempla l’altro che ci circonda, non possiamo prescindere dal “tutto”.

Sarà dura ripartire, ma lo sarà ancora di più, se tutto quello che abbiamo vissuto non avrà lasciato in noi un insegnamento, altrimenti saremo sopraffatti dalla sfiducia e dagli stati depressivi, dall’ ansia e dalla sfiducia nel futuro.

Nulla sarà più come prima!

Dott.ssa Alessandra Ronzoni Psicologa- Psicoterapeuta

email: dr.alessandraronzoni@libero.it

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  • consulenza psicologico clinica
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  • diagnosi differenziale
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